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Che cos'è lo sprawl
Sabato, 02 Maggio 2009 - 09:37
Collasso & Postumano
Chi non è a proprio agio coi neologismi non sarà necessariamente edotto sui vizi e virtù dello sprawl che negli Usa è oggetto di un ampio dibattito in piena consonanza con una dimensione urbanistica e antropica certo differente da quella del nostro territorio, ma sempre più vicina per diffusione e progettazione.


Questo termine è un neologismo entrato in uso grazie a William Gibson che nel suo romanzo Neuromante lo ha utilizzato più di una volta per descrivere il paesaggio scomposto e sguaiato ormai prossimo venturo in cui abitano e vivono i cow-boy del cyberspazio.

In effetti lo sprawl, (to sprawl = sdraiarsi, sedersi in modo scomposto) è uno dei luoghi o meglio dei non-luoghi più studiati ed analizzati dalla sociologia e dall’urbanistica di questi ultimi anni.

Anzitutto il termine sprawl come sostantivo, al singolare indica un movimento scomposto, sguaiato,una posizione scomposta. L’uso di questo termine per descrivere interi sobborghi ed interi quartieri sorti a partire dalla fine dell’Ottocento a tutt’oggi non è assolutamente improprio, anzi li dipinge perfettamente.

Ad un’osservazione panoramica gran parte del territorio urbano delle metropoli appare effettivamente così: il frutto di una crescita scomposta, vorticosa, priva di un ordine funzionale,in cui i moduli e gli spazi dell’abitare e del vivere tendono a sovrapporsi.

Nel nostro paese, in virtù della nostra storia urbanistica e del nostro provincialismo ci sono risparmiati, a parte le grandi città, le condizioni estreme di una buona parte di questi luoghi sempre più invivibili nella letteratura post-moderna oltre che nella realtà quotidiana.

Ma negli Usa gran parte del territorio è divenuto sprawl come risultato della crescita impulsiva della seconda metà del novecento,come effetto delle politiche economiche e sociali centrate attorno all’automobile, ma anche in virtù della strutturazione dell’idea di paesaggio che sin dall’ottocento spingeva le nuove elitè urbane ad abitare in contiguità con la città ma al di fuori di essa, mano a mano che i quartieri del centro subivano ondate di sempre nuova immigrazione.

Questo paesaggio americano attraverso la globalizzazione è divenuto ormai un paesaggio planetario ed a partire dalla seconda metà del Novecento lo sprawl si è disegnato ampiamente nell’orizzonte degli altri continenti.

Possiamo definire alcune caratteristiche che contrassegnano un territorio urbanistico come sprawl:

  • Anzitutto, il territorio occupato dallo sprawl si presta a molti utilizzi contemporaneamente, grandi porzioni di territorio sono utilizzate per lo stesso uso sia che si tratti di abitazioni, che per uso commerciale od industriale.
  • Gli edifici sono spesso distanziati fra loro da barriere e distribuiti ad occupare un’area ampia con una bassa densità di popolazione.
  • Le aree di sprawl sono decisamente dipendenti dalle automobili per il trasporto, muoversi con altri mezzi è svantaggioso.
Nel modello dello sprawl sta tutta l’entropia e l’artificialità della condizione post-moderna, anche da un punto di vista cognitivo, una strutturazione artificiale non sostenibile del paesaggio dei centri urbani e periurbani resa accessibile dalla disponibilità relativa di combustibili fossili a buon mercato che ha stravolto le regole-base che la progettazione e l’urbanistica di concerto con altre scienze, ad esempio la medicina, avevano prodotto all’inizio del secolo scorso.

Se la città per eccellenza dello sprawl è Los Angeles, anche l’area urbana di New York, con i suoi 8684 km quadrati è fra le più estese del pianeta mentre Atlanta negli Usa è la citta con la densità abitativa più bassa (690 persone per kilometro quadro). Sempre Atlanta mediamente ha uno dei primati maggiori in quanto a diseconomia degli spostamenti : mediamente un abitante di questa citta si muove per 70 km al giorno con l’automobile per le sue esigenze quotidiane…
Inviato da Silvio Corbetta
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