Ecoistituto Terremutanti

Modernità liquida e pandemia

Articoli / Collasso & Postumano
Inviato da Silvio Corbetta 25 Apr 2009 - 10:32

L’attualità del nostro presente in questo primo scorcio del secolo è dominata dall’immaginario della crisi (finanziaria, ambientale, energetica, sanitaria…) che induce una crescente precarizzazione delle condizioni di esistenza in aree sempre più ampie della società e dalla incertezza  che accompagna le idee sul futuro.


Un futuro divenuto sempre più imprevedibile e caotico che si dispiega come un rizoma privo di un ordine apparente poiché il paradigma della razionalità che ha guidato l’ascesa del potere mercantile a partire dall’autunno del Medioevo entro la civiltà europea è entrato in crisi nel corso del novecento ed appare a tutt’oggi sempre più inadeguato di fronte all’emergere sulla scena planetaria di grandi potenze extra-europee e di grandi emergenze che minacciano la possibilità di esistenza degli umani nel dispiegarsi del secolo ventunesimo: dalla insostenibilità sul lungo periodo del modello occidentale, alla crisi energetica ed ambientale, alla proliferazione nucleare, alle pandemie che rimandano ai peggiori incubi malthusiani circa la possibilità dell’umano di devastare irreparabilmente le proprie stesse possibilità di esistenza.

Il cammino dell’homo faber, a partire dagli insediamenti neolitici si è svolto nel senso di una progressiva artificializzazione dell’esperienza cognitiva, ed in questa condizione di allontanamento dal paesaggio naturale che è una costante dello sviluppo umano si riflette oggi tutta la distopia del tardo-industrialesimo, l’insensibilità  e la rigidità del modello post-fordista dell’economia ad un progetto scientifico, razionale ed ecologico di riforma, che possa in una qualche modo rendere sostenibile sul lungo periodo la società che abbiamo ereditato dai nostri padri.

Agli albori della società industriale, a fianco del paesaggio delle fabbriche e delle centrali elettriche ed in contiguità con esso permaneva il residuo dell’economia e della cultura rurale, un retroterra fondamentale per i protagonisti del processo di urbanizzazione, che pur vivendo entro l’ambiente urbano conservavano tratti identitari della campagna e del suolo circostante la città.

Lo sviluppo della tecnica e dell’economia, l’esplosione dello sprawl urbano su scala planetaria, gli interessi fondamentalmente speculativi dell’edilizia hanno determinato i presupposti per la distopia post-moderna, per l’atomismo come condizione antropologica sempre più estesa, per la dissoluzione dei progetti e delle identità collettive, per l’eccitazione permanente dei nervi al posto del ritmo interiore dell’esistenza caratteristico dell’ambiente rurale.

Questo prevalere dell’ambiente artificiale nell’esperienza quotidiana delle persone nelle metropoli, ma sempre più anche nei luoghi più sperduti del pianeta, il potere pervasivo delle tecnologie comunicative con il potere di isolare che si affianca a quello di comunicare, costituiscono la base materiale della condizione post-moderna.

Spaesamento, estraniamento, alterità, mutazione, pandemia, rizoma sono solo alcuni dei vocaboli che la filosofia del secondo novecento ha cominciato ad utilizzare nello sforzo di descrivere questa condizione.

Parafrasando Zigmunt Bauman, uno dei sociologi per eccellenza della società post-fordista, la direzione possibile dello sviluppo ulteriore della società occidentale è nel senso della modernità liquida, di un processo di ulteriore dissoluzione delle appartenenze e delle identità collettive attraverso il dogma dell’economia e dell’individuo come principi assoluti, come conditio sine qua non per un approfondimento ulteriore del cammino delle scienze.

Nei fatti questo tipo di paesaggio intellettuale a cavallo fra modernità liquida e pandemia è  ideale per lo sviluppo e l’approfondimento del divenire ulteriore della scienza: le nuove malattie emergenti dalla febbre suina alla Sars rimandano allo sviluppo di nuovi vaccini ed alle tecnologie del genoma come cammino di conoscenza e di approfondimento del potere di manipolazione dell’umano, il paesaggio sempre più ingovernabile dello sprawl rimanda alle nuove tecnologie del controllo sociale, la crisi energetica ed ambientale rimanda all’applicazione ed alla sperimentazione nel campo delle tecnologie ecosostenibili.

Ecco che per una letteratura, di marca soprattutto anglosassone, le distopie del presente si potrebbero rivolgere in un processo evolutivo e la modernità liquida in cui siamo stati gettati per l’onnipotenza del mercato si rifletterebbe in una opportunità evolutiva, a patto di saper fronteggiare efficacemente l’emergenza del caos e del disordine…



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